Le nostre produzioni

SUDORI FREDDI 2015

Pierre Boileau e Thomas Narcejac hanno scritto tra il 1952 e il 1991 una quarantina di romanzi tra cui alcuni capolavori del noir. Dalle loro storie sono state tratte diverse sceneggiature originali fra le altre, quella con Alfred Hitchcock per La donna che visse due volte e quella con Henri-George Clouzot per I diabolici.
SUDORI FREDDI tratto dai personaggi di Boileau e Narcejac è un omaggio a LA DONNA CHE VISSE DUE VOLTE di A.Hitchcock. Nella stesura originale l'azione si svolge a Parigi e a Marsiglia invece che a San Francisco, non negli anni '50, ma durante l'ultima guerra, tra tetti e padiglioni da fiera, tra bistrot e strade popolate da assassini, dove dai tetti cadono i disillusi d'amore e dove le etnie si intrecciano, tra una seduzione e un suicidio, un rapimento e un saccheggio. Vicini al realismo poetico di Prèvert e Cocteau ma lontani dagli amori felici, alla ricerca del feticcio della memoria che non ti aiuta più a vivere.

Giancarlo Sepe ha scelto di ispirarsi a questi prolifici autori per la creazione del suo nuovo spettacolo «Che suggestione trattare dei temi legati a un grande film! Di colpo il teatro sembra poter contenere nei suoi spazi angusti le geometrie e le prospettive di un set cinematografico, le strade di San Francisco con i suoi saliscendi, i pedinamenti fatti nel museo nazionale o al cimitero della città, insomma un sogno. Ne La donna che visse due volte, il protagonista, nell’inseguire un criminale, scopre di essere affetto dall’acrofobìa, da quel senso di perdita di coscienza e sballottamento che crea la vertigine (Vertigo è il titolo originale), la vertigine che ha come effetto immediato il sudore freddo, quello che nasce dalle paure notturne, dai grandi spaventi, dalla paura della morte. Nel leggere il romanzo di Boileau-Narcejac poi ecco arrivare la grande sorpresa: la storia non si svolge a San Francisco negli anni ’50 ma a Parigi nel 1939/40 e dopo a Marsiglia. Si respira un’atmosfera da realismo poetico alla Prévert e Cocteau, l’amore, quello vero, prende il suo posto centrale nella storia, la storia criminale si depotenzia e affiora un grande melò. […] Ho voluto provare a raccontare le cose che il film e il romanzo avevano trascurato e ne viene fuori un racconto ellittico, tutto inventato, tutto sotterraneo, fatto di camere mortuarie e funerali, di scene conturbanti, vive e sanguigne, tutto si svolge di notte come fosse raccontato da personaggi alla deriva, senza dimora… Un vero noir senza storia, con l’idea di raccontare le iconografie del giallo che fa da sfondo ad una storia passionale: uno struggimento pieno di dolore e rapinoso come la morte inferta dal proprio amore impossibile».

Uno spettacolo di GIANCARLO SEPE 

con Lucia Bianchi, Federico Citracca, Guido Targetti, Federica Stefanelli, Gianluca Spatti, Giuseppe Innocenti, Pino Tufillaro

Scene e costumi Carlo De Marino

Disegno luci Marco Laudando, Guido Pizzuti

Musiche Davide Mastrogiovanni, Harmonia Team

 

THE DUBLINERS by James Joyce 2014/2015

 

THE DUBLINERS, by James Joyce/15: The Dead - Part 1
Ideato e diretto da GIANCARLO SEPE

Con (in ordine alfabetico):
Giulia Adami, Lucia Bianchi, Paolo Camilli, Federico Citracca, Manuel D’Amario, Giorgia Filanti, Domenico Macrì, Caterina Pontrandolfo, Guido Targetti.
1914 / 2014, a cento anni dalla pubblicazione di Gente di Dublino.

57° Festival di Spoleto

“Una performance colta e fantastica” Rita Sala – IL MESSAGGERO
“A riprova che il teatro di Giancarlo Sepe è da preferirsi struccato, quando si stampa sulla pelle, e si sente con gli occhi” Rodolfo Di Giammarco – LA REPUBBLICA
“I Dublinesi italiani creano inquiete emozioni” Rossella Battisti – L’UNITÀ

"Ogni vita è una moltitudine di giorni, un giorno dopo l’altro. Noi camminiamo attraverso noi stessi, incontrando ladroni, spettri, giganti, vecchi, giovani, mogli, vedove, fratelli adulterini. Ma sempre incontrando noi stessi."
James Joyce


“L’anima della ricerca, secondo me, è proprio legata allo spazio scenico che ne condiziona ritmi e visioni. Una sorta di itinerario virtuoso che farà incontrare tutti i personaggi di Joyce come in una lunga panoramica, dove conosceremo le famose Epifanie dell’autore, che nella mestizia delle piccole storie di piccoli uomini, caverà dall’apatia e dalla immobilità del quotidiano quella luce poetica che alimenta un popolo privo di qualunque stimolo e qualunque proiezione. Joyce fugge da quella paralisi emotiva dei suoi concittadini, che nella serata dell’Epifania si celebra intorno ad un’enorme tavola per festeggiarsi, ipocritamente, tra canti e balli. Qui i morti, dice l’autore, sono più vivi dei vivi, loro hanno lottato fino all’ultimo…”
 

Giancarlo Sepe